Processo Stige: il giorno del pentito Farao

Ieri, giovedì 7 Novembre, è stata la prima attesissima udienza in cui è stato interrogato il collaboratore di giustizia Francesco Farao, rampollo dell’omonima famiglia da sempre definita vertice del Locale di Cirò. Nell’interrogatorio durato circa 8 ore, il pentito, ha spiegato tutte le influenze del clan nella vita amministrativa del comune di Cirò Marina e le infiltrazioni nel tessuto economico, ma non solo. Infatti al termine dell’ultima parte del suo interrogatorio, Farao, ha fatto luce sull’omicidio del proprio cognato Cataldo Aloisio, avvenuto nel 2008 e che a suo dire sarebbe stato commesso proprio da suo fratello Vincenzo Farao, attualmente in carcere proprio per questo fatto di sangue. Ma andiamo per ordine. Il pentito nel suo interrogatorio ha spiegato come

la cosca, attraverso i suoi sodali, riusciva a condizionare il consenso elettorale verso uomini già designati dal clan. Addirittura, sempre secondo il pentito, già dalle elezioni del 2011, dove venne favorito il Candidato Sindaco Roberto Siciliani, alll’interno della compagine elettorale, come uomini di fiducia del clan, vi furono Giancarlo Fuscaldo (Assolto con formula piena nel rito abbreviato) e Giuseppe Berardi. Sempre secondo il collaboratore di giustizia, le deleghe assessorili venivano stabilite da Sestito e Morrone (definiti plenipotenziari del clan nell’inchiesta stige). Lo stesso collaboratore spiega anche il motivo del cambio di “Sindaco favorito” nel 2016, ovvero, visto che girava voce che Roberto Siciliani inviava ai Carabinieri lettere anonime, venne ritenuto non più affidabile e quindi si decise di appoggiare la candidatura a sindaco di Nicodemo Parrilla. Questa scelta, sempre a detta del Pentito, venne spinta da Berardi. Sempre in questo frangente il pentito racconta che il consenso veniva accaparrato con il classico “porta a porta” fatto però da Sestito, Morrone, Spagnolo e Vittorio Farao (di Silvio). Le infiltrazioni del tessuto economico, per come spiegato da Francesco Farao, avvenivano su

più livelli. Infatti dal Vino, al pane, fino al pesce, tutto era sotto controllo del clan. In particolare Farao spiega come tutte le filiali della catena “MD” del comprensorio cirotano fossero fornite del pane del Morrone. Addirittura, secondo il collaboratore, ancche le stesse assunzioni nei supermercati della catena MD fossero decise da Morrone. Anche vino e pesce nella gestione della Holding del clan. Sempre secondo Farao, il vino, sia di Sestito e Spagnolo, che quello della cantina Cav. Malena, imbottigliato nelle Cantine Zito e Malena, veniva promosso ed esportato in germania attraverso la sponsorizzazione di uomini del clan. Farao ha poi anche parlato del pesce e delle attività del porto di Cirò Marina che erano direttamente gestiti da uomini del clan. A riscontro di quanto ha raccontato, il pentito, faceva riferimenti sul mercato ittico mai aperto e sulle attività connesse al rimessaggio delle imbarcazioni che venivano lautamente pagati dagli utenti del porto e dai soci della Lega Navale.

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