Stige: vacillano le dichiarazioni del pentito

L’udienza del processo STIGE dello scorso 28 Novembre è stato un vero e proprio contro-esame delle parti difensive nei confronti del collaboratore di giustizia Francesco Farao. Tra le contraddizioni più eclatanti emerse dalle risposte del pentito, si nota quella in merito alla “bacinella” che secondo l’accusa avrebbe la cosca. Alla domanda dell’Avvocato Motta (difensore di Aniello Esposito) <<la cosca aveva una bacinella ?>> il collaboratore rispondeva << a livello commerciale non so se esiste una bacinella>>. Questa risposta ha quindi messo

in crisi l’intero impianto accusatorio dell’inchiesta Stige. Ma non è stata solo questa domanda a mettere in crisi il pentito Farao, ma anche quelle poste dai Legali Russano, Salerno e non ultima la Nucci. I Legali hanno cercato di dimostrare come Farao non fosse a conoscenza di dettagli utili a provare le sue stesse dichiarazioni rese alla DDA di Catanzaro. Dall’ esportazione del vino in germania, passando per le tornate elettorali, fino all’appalto della forniture ai servizi della Valtur, Farao ha dato sempre risposte incentrate sul “non so” alle domande incalzanti dei difensori. Al contempo il collaboratore ha

tra l’altro confermato quelle che sono state le fasi che hanno preceduto le tornate elettorali, spiegando l’ascesa di alcune figure politiche a scapito di altre, ma pur sempre uomini vicini al clan, che all’interno dell’amministrazione, avrebbero veicolato appalti ad aziende a loro volta anch’esse vicine.

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